Colonialismo italiano, seminario di studi

“Altre Resistenze. Etiopia e Libia”

Nell’ambito del progetto “Colonialismo italiano. Memorie consapevoli” e in occasione dell’anniversario del massacro di Addis Abeba, il 19 febbraio si è tenuto nella Sala ex Oratorio di Palazzo dei Musei (Modena) il seminario di studiAltre Resistenze. Etiopia e Libia“.

Hanno aperti i lavori le parole di Andrea Bosi, assessore e presidente della nuova commissione Toponomastica del Comune di Modena, e di Francesca Piccinini, direttrice del Museo Civico di Modena che ospitava l’iniziativa.

Alessandro Volterra (Sapienza Università di Roma) ha messo in luce alcuni aspetti problematici dell’applicazione del diritto nelle colonie da parte delle autorità italiane. Tra questi l’esistenza di fatto di un dualismo giuridico: nei centri urbani la giustizia penale era amministrata da giudici togati mentre nelle aree periferiche ed extra-urbane era di competenza dei prefetti. Nel 1927 venne poi emanato un ordinamento specifico per la colonia libica in cui furono introdotte delle forme di punizioni collettive come strumenti di repressione contro la resistenza locale. Queste misure fornirono la base giuridica per le successive drammatiche deportazioni delle popolazioni cirenaiche nei campi di detenzione.

Maurizio Zinni (Università Roma Tre) ha parlato della repressione anti-resistenziale messa in atto dal governo coloniale italiano in Cirenaica tra il 1928 e il 1932 attraverso la figura di Giuseppe Bedendo, magistrato militare italiano membro del “tribunale volante” che si spostava nelle località cirenaiche per processare in loco. Bedendo processava e viaggiava in Cirenaica con la macchina fotografica in mano, lasciando così un’eccezionale testimonianza che – forse involontariamente – ha permesso la conservazione dei ritratti dei processati, i resistenti, colti dallo sguardo del loro giudice e colonizzatore. Muovendo dagli album di Bedendo e dalle proprie competenze, Maurizio Zinni e Alessandro Volterra hanno realizzato il volume Il leone, il giudice, il capestro. Storia e immagini della repressione italiana in Cirenaica (1928-1932), pubblicato da Donzelli nel 2021.

Andrea Sestante (artista e illustratore) ha presentato il suo lavoro in corso per la graphic novel “Yekatit 12“. Un racconto per immagini della strage di Addis Abeba del 1937, una tre giorni di violenza indiscriminata che gli italiani condussero contro la popolazione etiope. Ha concluso l’autore: “Quando mi sono imbattuto in questa storia mi sono accorto che non ne sapevo nulla e mi sono vergognato di non saperne nulla, quindi ho cercato di dare un piccolo contributo attraverso quello che so fare, ossia disegnare”. 

Emanuele Ertola (Università di Siena) ha proposto di ampliare lo sguardo alla dimensione globale della resistenza all’invasione italiana dell’Etiopia. La preparazione e poi l’attuazione della guerra voluta da Mussolini furono gli argomenti più discussi nel 1935 a livello internazionale. Negli archivi di Ginevra della Società delle Nazioni ci sono migliaia di lettere di cittadini di tutto il mondo che scrivono per manifestare la loro preoccupazione. Nei mesi appena precedenti e poi successivi all’invasione si tennero in giro per il mondo decine di manifestazioni pacifiste e solidali con la causa etiope, occasioni che videro convergere gli uni a fianco agli altri militanti antifascisti, anticolonialisti e panafricanisti.

Zighereda Tesfamariam (Associazione Donne nel Mondo) ha ribadito quanto sia ancora poco diffusa in Italia la consapevolezza su quella che è stata la storia coloniale del nostro paese, sia per via della convinzione che quello italiano fu “meno colonialismo” di altri colonialismi che per la persistenza del mito degli italiani brava gente. L’Italia ad oggi si è sottratta dall’obbligo di fare i conti col proprio passato coloniale. “È importante che nelle scuole e nei media si parli di questi temi. Sarebbe bello che il 25 aprile diventi una giornata in cui si possano festeggiare tutte le liberazioni, anche quelle di altri paesi che magari si liberarono proprio dal colonialismo italiano”. 

Zewidu Demisew Zeleke (Membro della comunità etiope) ha sottolineato il fatto che anche solo fino a qualche anno fa sarebbe stato difficile anche solo immaginare un momento seminariale come quello in corso che tentasse di affrontare criticamente la storia coloniale italiana. L’importanza dei progressi compiuti va però di pari passo con alcuni episodi che dimostrano quanto lavoro ancora ci sia da fare, come dimostrato dal monumento dedicato a Rodolfo Graziani inaugurato nel 2012 ad Affile (Lazio).

Issak Yusuf Abukar (Associazione Comunità Somala) ha ripercorso le principali tappe della storia coloniale italiana, concentrandosi sugli impatti di questa sulle popolazioni locali e sulla deliberata strategia di alimentare le conflittualità tra le parti per meglio controllare la colonia, pratica che ebbe conseguenze durature e che tutt’oggi si manifesta nella persistente frammentarietà del paese.

Matteo Dominioni (storico del colonialismo italiano) ha svolto un intervento su quelle che sono state le modalità di organizzazione e lotta messe in atto dalla resistenza etiopica all’occupazione italiana tra 1936 e 1939. Il relatore ha anche messo in luce la differenza di approccio nella repressione delle sacche resistenziali tra Rodolfo Graziani – Viceré d’Etiopia dal giugno 1936 al dicembre 1937 – e Ugo Cavallero – comandante delle truppe dell’Africa Orientale Italiana dal novembre 1937.

Costantino di Sante (Università degli Studi del Molise) ha ricostruito le vicende che portarono alla costituzione della War Crimes Commission nel corso della seconda guerra mondiale e ai dossier di questa nei confronti di figure apicali italiane. L’elenco dei nomi con le schede contenenti i loro capi d’imputazione per crimini di guerra fu trasmesso nel 1947, vi erano figure come Pietro Badoglio, Rodolfo Graziani e Alessandro Lessona.

Condividi su

Facebook
LinkedIn
Email

Leggi altri approfondimenti