Il delitto
Matteotti

1924

100 anni dopo

Il 10 giugno 1924 il deputato socialista Giacomo Matteotti, venne aggredito, sequestrato e poi ucciso da una squadra fascista.

Nelle settimane precedenti era divenuto sempre più inviso al regime fascista per via delle sue denunce sulle violenze perpetrate dal fascismo e sui brogli elettorali nelle elezioni dell’aprile precedente.
Il cadavere di Matteotti venne ritrovato il 16 agosto 1924. La sua uccisione è considerata tra i passaggi decisivi per la costruzione della dittatura fascista.
A un secolo dal suo assassinio, ricordiamo la figura di Giacomo Matteotti e quel periodo così determinante per la storia italiana.

Quando venne ucciso Giacomo Matteotti era segretario del Partito Socialista Unitario, nato nell’ottobre 1922 in seguito a una scissione del Partito Socialista Italiano, e tra i maggiori esponenti dell’opposizione al governo fascista che si stava progressivamente trasformando in regime dittatoriale.

Già nel 1921 Matteotti aveva pubblicata una Inchiesta socialista sulle gesta dei fascisti in Italia, in cui denunciava le ripetute violenze delle squadre d’azione fasciste nel corso della campagna elettorale delle elezioni del 1921.
Nel 1923 scrisse il testo Un anno di dominazione fascista – pubblicato nei primi mesi del 1924 – in cui conteggiava e accusava la persistenza delle violenze fasciste nonostante la conquista del potere, in seguito all’incarico di formare un governo che il re Vittorio Emanuele II aveva conferito a Benito Mussolini nell’autunno 1922.

Poche settimane dopo le elezioni politiche del 6 aprile 1924, il 30 maggio Matteotti tenne un celebre discorso di accusa al fascismo: “Contestiamo in questo luogo e in tronco la validità delle elezioni della maggioranza. […] L’elezione secondo noi è essenzialmente non valida, e aggiungiamo che non è valida in tutte le circoscrizioni. […] Per vostra stessa conferma [dei parlamentari fascisti] dunque nessun elettore italiano si è trovato libero di decidere con la sua volontà. […] Vi è una milizia armata, composta di cittadini di un solo Partito, la quale ha il compito dichiarato di sostenere un determinato Governo con la forza, anche se ad esso il consenso mancasse”.

Pochi giorni dopo Giacomo Matteotti venne sequestrato e ucciso. Nonostante l’indignazione e qualche iniziativa delle opposizioni, il fascismo resse e il 3 gennaio 1925 Mussolini si assume in prima persona la responsabilità politica del delitto: “Io dichiaro qui al cospetto di questa assemblea ed al cospetto di tutto il popolo italiano che assumo, io solo, la responsabilità politica, morale, storica di tutto quanto è avvenuto. Se le frasi più o meno storpiate bastano per impiccare un uomo, fuori il palo e fuori la corda! Se il Fascismo non è stato che olio di ricino e manganello e non invece una superba passione della migliore gioventù italiana, a me la colpa! Se il Fascismo è stato un’associazione a delinquere, se tutte le violenze sono state il risultato di un determinato clima storico, politico, morale, a me la responsabilità di questo, perché questo clima storico, politico e morale io l’ho creato con una propaganda che va dall’intervento fino ad oggi”.

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