Tra fame e razionamento

Il Mercato Albinelli simbolo della scarsità di prodotti alimentari

Fin dall’entrata in guerra dell’Italia è evidente che le riserve alimentari sono molto ridotte rispetto alle necessità dei civili. Mentre l’inflazione aumenta rapidamente e la produzione agricola rallenta, le politiche annonarie si dimostrano fallimentari e incapaci di sostenere lo sforzo bellico. Il controllo delle risorse alimentari si rivela, quindi, fin da subito molto complicato da ottenere, tanto che la scarsità di cibo e le regole di razionamento messe in atto dal regime costringono a un ricorso sempre più massiccio al mercato nero da parte delle fasce della popolazione con sufficiente disponibilità economica.

Il cibo diventa, quindi, termometro della completa incapacità dello stato fascista di provvedere al sostentamento minimo della popolazione, a cui si aggiungono le difficoltà provocate dalla mancanza di mezzi di trasporto e dai danni alla rete stradale e ferroviaria. Inoltre, sulla scarsità delle risorse alimentari influisce il continuo afflusso di profughi e sfollati, per i quali i singoli Comuni devono prevedere anche il sostentamento alimentare.

Manifesto pubblico per la distribuzione del cibo, 1943.

[Archivio Istituto storico di Modena]