La Casa del Profugo

Un luogo per accogliere chi fugge dal fronte

Dopo l’Armistizio dell’8 settembre 1943 giungono a Modena numerosi profughi, che risalgono l’Italia dai
territori già liberati o attraversati dal fronte. Si tratta di interi nuclei familiari che hanno abbandonato le proprie case fra grandi sofferenze e si trovano nella condizione di dover chiedere assistenza per ogni aspetto della vita quotidiana. Nell’edificio dell’allora via Caselle 10 (oggi Complesso di San Paolo) viene istituito un punto di prima accoglienza, chiamato “Casa del Profugo”, in cui sostare e trovare ristoro. Qui sono predisposti circa cinquecento posti letto.

I profughi che attraversano il territorio modenese sono migliaia. I loro nomi sono presenti negli elenchi settimanali stilati dagli uffici della Prefettura: provengono da città vicine, come Bologna, ma anche da regioni limitrofe come la Toscana, in particolare da Pistoia. Per il regime fascista dimostrare di essere in grado di fornire aiuto e assistenza è anche un modo per dimostrare di essere in grado di far fronte all’emergenza e ai bisogni degli italiani, spesso senza riuscirci veramente. A questo scopo sono organizzate raccolte fondi e sottoscrizioni in tutti i Comuni.

Un pasto consumato presso la mensa dei profughi di via Caselle 10.

[Biblioteca civica d’arte e architettura Poletti di Modena – Fondo Tonini]